Nel 2026, il POS è uno strumento irrinunciabile per qualsiasi attività commerciale, ma le commissioni possono rappresentare un costo significativo che incide sui margini di profitto. Ogni transazione elettronica comporta una percentuale trattenuta da banche, circuiti di pagamento e gestori di POS, che può variare dallo 0,7% fino al 3% a seconda del tipo di carta e del fornitore scelto.
Fortunatamente, il mercato dei pagamenti elettronici si è evoluto notevolmente negli ultimi anni: nuovi operatori hanno introdotto soluzioni competitive, il Governo ha previsto incentivi fiscali come il credito d’imposta del 30%, e molte banche offrono iniziative per azzerare le commissioni sui micropagamenti. Questa guida completa risponde a tutte le domande più frequenti su come ridurre le commissioni POS, scegliere il terminale più conveniente e ottimizzare i costi dei pagamenti elettronici per la tua attività.
Come risparmiare sulle commissioni POS?
Risparmiare sulle commissioni POS richiede una strategia su più livelli che combina scelta del fornitore giusto, sfruttamento degli incentivi fiscali e ottimizzazione operativa. Innanzitutto, confronta attentamente le offerte dei diversi operatori: POS mobile come Axerve, SumUp, Nexi e myPOS hanno commissioni tra l’1% e il 2%, significativamente inferiori ai tradizionali POS bancari che possono arrivare al 3%.
Sfrutta il credito d’imposta del 30% sulle commissioni, che ti permette di recuperare quasi un terzo di quanto pagato se il tuo fatturato annuo è sotto i 400.000 euro. Approfitta delle iniziative promozionali come quella di Nexi che offre zero commissioni sui pagamenti fino a 10 euro fino a metà 2025. Negozia con la tua banca o fornitore POS: esercenti con volumi elevati possono ottenere condizioni migliori. Diversifica i metodi di pagamento includendo soluzioni come Satispay che fino a poco tempo fa non applicava commissioni sui piccoli importi. Monitora costantemente il tuo piano tariffario: se il volume delle transazioni cambia, potrebbe convenire passare da un piano a commissione a uno a canone fisso o viceversa. Opta per POS con accredito immediato sul tuo conto esistente per evitare costi aggiuntivi di apertura conti dedicati.
Quale banca ha le commissioni POS più basse?
Non esiste una banca che sia sempre la più conveniente per tutti, ma possiamo identificare le offerte più competitive del 2025. Tra i fornitori tradizionali, Intesa Sanpaolo offre soluzioni SoftPos senza canone mensile per liberi professionisti, con commissioni competitive. Unicredit propone InApp POS con canone di 14 euro mensili ma condizioni vantaggiose per aziende con volumi elevati.
Tuttavia, i fornitori più convenienti oggi sono generalmente i POS non bancari: Axerve Easy a Commissioni è considerato il migliore con solo l’1% di commissione su tutte le transazioni e nessun canone mensile, dispositivo acquistabile a 99€ + IVA. SumUp applica 1,95% per transazione senza canoni fissi, con terminale a 59€ in promozione. myPOS offre commissioni dall’1,20% per carte europee con terminale a 249€. Nexi Mobile POS ha commissione fissa all’1,89% con iniziativa micropagamenti che azzera le commissioni fino a 10€. La scelta dipende dal tuo volume di transazioni: se fai pochi pagamenti al mese, meglio soluzioni senza canone come SumUp o Axerve; se hai volumi elevati, negozia con banche tradizionali che possono offrire condizioni personalizzate sotto l’1%.
Come pagare senza commissioni?
Pagare completamente senza commissioni non è possibile nella maggior parte dei casi, ma esistono strategie per azzerarle su determinati importi o ridurle drasticamente. Le iniziative più interessanti del 2025 riguardano i micropagamenti: Nexi offre zero commissioni sui pagamenti fino a 10 euro fino al 31 dicembre 2025 per nuovi clienti con fatturato sotto 400.000€ e transato POS sotto 200.000€ negli ultimi 12 mesi.
Alcune banche come Unicredit hanno previsto azzeramento delle commissioni sotto i 10 euro per aziende con fatturato fino a 1 milione di euro, anche se spesso sono iniziative temporanee. Satispay, fino a poco tempo fa, non applicava commissioni sotto i 10 euro, ma dal 7 aprile 2025 ha introdotto una commissione unica dell’1% su tutti i pagamenti. Alternative per ridurre al minimo i costi: scegli piani a canone fisso se il tuo volume di transazioni è molto elevato (Axerve Easy a Canone offre zero commissioni fino a 30.000€ annui con canone mensile tra 17-22€). Sfrutta il credito d’imposta del 30% che di fatto riduce ogni commissione di un terzo. Incentiva pagamenti con bancomat piuttosto che carte di credito, che hanno commissioni leggermente inferiori. Considera che completamente “senza commissioni” è raro, ma con le giuste scelte puoi ridurle drasticamente sotto l’1% effettivo.
Qual è il miglior POS senza commissioni?
Nel 2025 non esistono POS completamente senza commissioni per sempre, ma ci sono soluzioni che azzerano le commissioni in specifici scenari. Il “miglior POS senza commissioni” dipende dalla tua tipologia di attività e dal volume di incassi.
Per micropagamenti (bar, tabaccherie, edicole): Nexi SmartPOS con iniziativa Micropagamenti offre zero commissioni fino a 10€ per 12 mesi, ideale per chi fa molte transazioni di piccolo importo come caffè, sigarette, giornali. Per volumi elevati: Axerve Easy a Canone azzera completamente le commissioni fino a 30.000€ di transato annuo con un canone fisso mensile di 17-22€ a seconda del piano, conveniente se superi i 2.500€ di transazioni mensili.
Per uso occasionale: SumUp o myPOS con commissioni fisse basse (1,95% e 1,20% rispettivamente) senza canoni mensili restano le scelte più convenienti per chi fa poche transazioni. Soluzione ibrida ottimale: molti esercenti combinano Nexi per i micropagamenti (zero commissioni sotto 10€) con Axerve o SumUp per importi superiori, ottimizzando i costi complessivamente. Ricorda che “senza commissioni” spesso significa promozioni temporanee: verifica sempre la durata dell’iniziativa e cosa succede alla scadenza.
Qual è il POS più conveniente?
Il POS più conveniente nel 2025 dipende dal profilo della tua attività, ma possiamo identificare i vincitori per diverse categorie. Per transazioni medie-alte e volumi elevati: Axerve Easy a Commissioni è imbattibile con 1% di commissione unica, nessun canone mensile, terminale Android completo con SIM 4G integrata a 99€ + IVA, perfetto per ristoranti e negozi.
Per attività con micropagamenti frequenti: Nexi SmartPOS Mini con iniziativa Micropagamenti a 29€ di attivazione, zero commissioni fino a 10€ per 12 mesi, 1,89% per importi superiori, ideale per bar e tabaccherie. Per piccole attività e uso saltuario: SumUp Solo a 59€ (spesso in offerta a 39€), commissione 1,95%, nessun canone, accredito su conto proprio senza aprire nuovi conti, perfetto per artigiani e professionisti.
Per chi vuole tutto integrato: myPOS Carbon a 249€, commissioni dall’1,20%, accredito istantaneo su conto myPOS integrato, funzionalità avanzate con Android. La formula per calcolare la convenienza: moltiplica il tuo transato mensile medio per la percentuale di commissione, somma eventuale canone mensile e costo di ammortamento del dispositivo. Esempio: con 10.000€ di transato mensile, Axerve costa 100€/mese (1%), SumUp 195€/mese (1,95%), ma senza canone SumUp risulta più conveniente solo sotto i 5.000€ mensili.
Cosa cambia dal 1 giugno 2025 con il bancomat?
Dal 1 giugno 2025 non sono previste modifiche normative significative specifiche per i bancomat. Tuttavia, è importante chiarire alcuni aspetti relativi ai pagamenti elettronici e agli obblighi per gli esercenti che sono già in vigore o che entreranno in vigore nel 2025-2026.
L’obbligo più rilevante già in vigore è quello di accettare pagamenti elettronici di qualsiasi importo con sanzioni di 30€ + 4% dell’importo rifiutato. Dal 1 gennaio 2026 (non giugno 2025) entra in vigore l’obbligo di collegare il POS al registratore di cassa telematico per garantire tracciabilità completa delle transazioni e contrastare l’evasione fiscale.
Le novità reali del 2025 riguardano invece le iniziative commerciali: proseguimento del credito d’imposta del 30% sulle commissioni per esercenti con ricavi sotto 400.000€, promozioni di vari operatori per azzerare commissioni sui micropagamenti (molte scadono a giugno o dicembre 2025), maggiore diffusione di pagamenti contactless e wallet digitali (Apple Pay, Google Pay, Samsung Pay) che diventano standard.
Non ci sono cambiamenti normativi dal 1 giugno 2025 specificamente sui bancomat, ma è fondamentale rimanere aggiornati sulle scadenze delle promozioni commerciali attive e prepararsi all’integrazione POS-registratore telematico prevista per gennaio 2026.
Qual è il miglior POS senza commissioni nel 2025?
La domanda va riformulata correttamente: nel 2025 non esistono POS permanentemente senza commissioni, ma esistono soluzioni che azzerano le commissioni in specifiche circostanze o che hanno commissioni così basse da essere quasi trascurabili. Le migliori opzioni sono:
Nexi con iniziativa Micropagamenti è il leader per chi gestisce molte transazioni sotto i 10 euro: zero commissioni sui pagamenti fino a 10€ per 12 mesi (fino al 31/12/2025), riservata a esercenti con fatturato totale sotto 400.000€/anno e transato POS sotto 200.000€/anno, 1,89% per importi superiori. Ideale per bar, tabaccherie, edicole, panifici.
Axerve Easy a Canone azzera le commissioni fino a determinate soglie annuali: nessuna commissione fino a 30.000€ di transato annuo con canone mensile 17-22€ a seconda del piano, conveniente per attività con incassi costanti sopra i 2.500€/mese.
Soluzioni bancarie temporanee: alcune banche offrono periodi promozionali con zero commissioni (3-6 mesi) per acquisire nuovi clienti, ma attenzione alle condizioni post-promozione. La verità è che “senza commissioni” è quasi sempre una promozione temporanea o limitata a certe condizioni.
La strategia migliore è combinare offerte: usa Nexi per piccoli importi (zero commissioni) e Axerve o SumUp per importi maggiori (commissioni basse), ottenendo il massimo risparmio complessivo.
Quali banche non fanno pagare commissioni?
Nessuna banca italiana offre POS completamente senza commissioni in modo permanente e incondizionato, ma molte hanno iniziative promozionali temporanee o condizioni vantaggiose per specifici profili di clienti. Le banche con le offerte più interessanti nel 2025 sono:
Intesa Sanpaolo offre SoftPos (smartphone come POS) senza canone mensile per liberi professionisti con commissioni competitive, promozioni periodiche con zero canone per i primi 6-12 mesi, zero commissioni sui micropagamenti sotto i 10€ fino al 30 giugno 2025 per SoftPos aggiuntivi.
Unicredit propone azzeramento delle commissioni sui micropagamenti fino a 10 euro per aziende con fatturato fino a 1 milione (iniziative temporanee), InApp Pos con condizioni competitive per volumi elevati.
Banca Popolare di Sondrio, Banca Sella, BNL hanno periodicamente promozioni con canone azzerato per i primi mesi o sconti sulle commissioni per nuovi clienti. Tuttavia, i fornitori NON bancari sono generalmente più convenienti: Nexi (non banca ma gestore POS) con zero commissioni sotto 10€, Axerve con 1% fisso, SumUp e myPOS con commissioni basse senza canoni fissi.
La chiave è che le banche tradizionali hanno strutture di costo più pesanti e raramente eguagliano la convenienza dei POS mobile. Le “zero commissioni” bancarie sono sempre temporanee o limitate: leggi attentamente i contratti e le condizioni.
Quali sono le commissioni per i pagamenti con il POS sotto i 5 euro nel 2025?
Le commissioni per i pagamenti sotto i 5 euro nel 2025 variano significativamente a seconda del fornitore POS scelto, ma esistono diverse iniziative per ridurle o azzerarle. Molti operatori hanno introdotto promozioni specifiche per i micropagamenti.
Nexi attraverso l’iniziativa Micropagamenti offre zero commissioni sui pagamenti fino a 10 euro (quindi anche sotto i 5€) per 12 mesi, riservata a piccoli esercenti con fatturato sotto 400.000€/anno e transato POS sotto 200.000€/anno. Per importi superiori applica 1,89%.
Axerve con l’offerta Easy a Commissioni applica 1% anche per pagamenti sotto i 5 euro, nessuna differenziazione per importo, molto conveniente considerando che si tratta di una commissione permanente senza promozioni temporanee.
SumUp applica la commissione standard del 1,95% indipendentemente dall’importo, quindi su un caffè da 1,50€ trattiene circa 0,03€.
myPOS con commissione 1,20% + 0,05€ fissi per carte europee risulta leggermente più caro sui micropagamenti a causa della quota fissa.
Banche tradizionali senza iniziative specifiche applicano commissioni standard (1,5-2,5%) anche sotto i 5 euro. L’impatto reale su un caffè da 1 euro: Nexi con Micropagamenti = 0€ (zero commissioni), Axerve = 0,01€ (1%), SumUp = 0,02€ (1,95%), POS bancario tradizionale = 0,02-0,03€ (2-3%). Per bar e attività con molti micropagamenti, Nexi è attualmente la scelta migliore.
Quanto costa il POS Nexi al mese?
Il costo mensile del POS Nexi varia significativamente in base al modello e all’offerta scelta. Nexi offre diverse soluzioni con strutture di prezzo differenti per adattarsi a esigenze diverse.
Nexi Mobile POS (il più economico): costo di attivazione una tantum di 29€ IVA inclusa, nessun canone mensile fisso, commissione 1,89% su tutte le transazioni (Visa, Mastercard, Maestro, VPAY, PagoBancomat), iniziativa Micropagamenti con zero commissioni fino a 10€ per 12 mesi.
Nexi SmartPOS (terminale completo): costo di attivazione variabile (spesso promozionale), canone mensile che dipende dall’offerta sottoscritta (generalmente tra 15-25€), commissioni variabili in base al piano scelto.
Offerta Piccoli Importi: piano commissionale differenziato con commissioni più basse per transazioni sotto 30€, canone mensile incluso nel contratto specifico. Elementi aggiuntivi da considerare: Protection Plus (programma per conformità PCI-DSS): 2,50€ al mese + 7,50€ una tantum per punto vendita, Pay-by-Link: 0,30€ + IVA per ogni transazione via link, maggiorazioni per carte extra-europee (+0,70%) e transazioni CNP (+0,95%).
Per molte piccole attività, la soluzione più conveniente è il Mobile POS senza canone: paghi solo il costo di attivazione iniziale e le commissioni percentuali per transazione, senza costi fissi mensili.
Quali sono le commissioni POS per piccoli importi?
Le commissioni POS per piccoli importi (generalmente sotto i 10-30 euro) sono diventate un tema centrale per bar, tabaccherie, edicole e tutte quelle attività che gestiscono molte transazioni di basso valore. Nel 2025, il panorama è caratterizzato da iniziative specifiche per ridurre l’impatto di questi costi.
Iniziative zero commissioni: Nexi offre zero commissioni fino a 10€ attraverso l’iniziativa Micropagamenti per 12 mesi (scadenza 31/12/2025), riservata a esercenti con fatturato sotto 400.000€/anno. Alcune banche come Unicredit hanno avuto promozioni temporanee con zero commissioni sotto i 10€.
Commissioni standard: Axerve applica 1% uniforme indipendentemente dall’importo, su un cappuccino da 1,50€ la commissione è solo 0,015€. SumUp con 1,95% trattiene 0,029€ su un pagamento di 1,50€. myPOS con 1,20% + 0,05€ fissi risulta 0,068€ su 1,50€ (meno conveniente per importi bassissimi). POS bancari tradizionali 1,5-2,5% possono arrivare a 0,03-0,04€ per un caffè.
Protocolli e accordi di settore: Nel 2023 è stato siglato un protocollo tra ABI e associazioni di categoria per ridurre significativamente le commissioni su transazioni fino a 10-30€, ma l’implementazione dipende dalle singole banche e non è vincolante.
La tendenza è chiara: il mercato si sta spostando verso commissioni sempre più basse o azzerate sui micropagamenti per incentivare l’utilizzo del POS anche per il caffè o il giornale.
Meglio NEXI o SumUp?
La scelta tra Nexi e SumUp dipende dal profilo della tua attività, dal volume di transazioni e dalla tipologia di importi medi che gestisci. Entrambi sono eccellenti fornitori ma con caratteristiche diverse.
SumUp è migliore se: hai un’attività con transazioni saltuarie o stagionali (nessun canone mensile significa zero costi nei periodi di inattività), gestisci principalmente importi medi-alti (sopra i 20-30€), vuoi semplicità assoluta senza contratti complessi, preferisci un terminale economico (59€ per Solo, 79€ per Solo Lite), accrediti rapidi su conto esistente senza aprirne di nuovi. Commissione standard 1,95% per tutte le transazioni.
Nexi è migliore se: gestisci molti micropagamenti sotto i 10€ (zero commissioni con iniziativa Micropagamenti), hai un volume di transazioni elevato e costante, vuoi un terminale più evoluto con funzioni avanzate, necessiti di assistenza e supporto più strutturati, vuoi integrazioni con sistemi di cassa e gestionali. Commissione 1,89% (leggermente più bassa di SumUp) + zero commissioni sotto 10€.
Esempio pratico: Bar con 200 transazioni al mese, metà sotto i 10€ (caffè, cornetti) e metà sopra (pranzi): Nexi risparmia significativamente grazie alle zero commissioni sui micropagamenti. Artigiano con 20 transazioni al mese da 100€ ciascuna: SumUp è perfetto perché evita canoni mensili che con Nexi potrebbero esserci per alcune offerte.
Molti esercenti usano entrambi: Nexi per micropagamenti in negozio, SumUp come backup o per consegne a domicilio.
Perché chiudono gli sportelli bancomat?
La chiusura degli sportelli bancomat è un fenomeno in atto da diversi anni, legato a cambiamenti strutturali nel settore bancario e nelle abitudini dei consumatori. Le ragioni principali sono molteplici e interconnesse.
- Digitalizzazione dei pagamenti: l’aumento esponenziale di pagamenti elettronici, contactless e tramite smartphone riduce la necessità di prelevare contante, rendendo meno redditizi gli sportelli fisici che hanno costi di gestione elevati (affitto locali, manutenzione, sicurezza, rifornimento contante).
- Razionalizzazione bancaria: le banche stanno riducendo la rete fisica per tagliare costi operativi, concentrando servizi in filiali più grandi e moderne, promuovendo home banking e mobile banking per operazioni quotidiane.
- Evoluzione tecnologica: bonifici istantanei, Apple Pay, Google Pay e altre soluzioni digitali permettono trasferimenti di denaro immediati senza bisogno di contante.
- Costi di sicurezza: gli sportelli bancomat richiedono sistemi di sicurezza costosi contro furti e atti vandalici.
- Cambiamento generazionale: le nuove generazioni usano molto meno il contante preferendo carte e pagamenti digitali. Questo processo continuerà nei prossimi anni, con una progressiva riduzione del contante nell’economia. Per gli esercenti, significa maggiore importanza di avere un POS efficiente e conveniente, poiché sempre meno clienti avranno contanti disponibili.
Quali sono le commissioni per i pagamenti con il POS sotto i 5 euro?
Le commissioni per pagamenti sotto i 5 euro nel 2025 variano significativamente tra fornitori, ma il trend è verso la riduzione o l’azzeramento per incentivare l’uso del POS anche per importi minimi come il caffè al bar.
Zero commissioni (promozioni attive): Nexi con iniziativa Micropagamenti azzera completamente le commissioni fino a 10 euro (quindi anche sotto i 5€) per 12 mesi, dedicata a piccoli esercenti con fatturato sotto 400.000€/anno e transato POS sotto 200.000€/anno. Alcune banche regionali hanno promozioni temporanee simili.
Commissioni basse fisse: Axerve applica 1% fisso su qualsiasi importo, quindi su un caffè da 1 euro trattiene 0,01€, su un cornetto da 1,50€ trattiene 0,015€. SumUp con 1,95% trattiene 0,019€ su 1€, 0,029€ su 1,50€. myPOS con struttura 1,20% + 0,05€ fissi risulta meno conveniente sui piccolissimi importi: 0,062€ su 1€, 0,068€ su 1,50€.
POS bancari tradizionali senza iniziative specifiche: commissioni 1,5-2,5% significano 0,015-0,025€ su 1€, 0,023-0,038€ su 1,50€.
Impatto reale per un bar: 100 caffè al giorno a 1€ ciascuno = 100€ di incasso. Con Nexi Micropagamenti = 0€ di commissioni. Con Axerve = 1€ di commissioni al giorno (30€ al mese). Con SumUp = 1,95€ al giorno (58,50€ al mese). Con POS bancario tradizionale = 2-2,50€ al giorno (60-75€ al mese). Per attività con molti micropagamenti, l’iniziativa Nexi rappresenta un risparmio enorme.
Quali sono le novità per i prelievi con bancomat e cosa cambia per i clienti?
Le novità principali per i prelievi con bancomat nel 2025-2026 riguardano principalmente la progressiva digitalizzazione del sistema dei pagamenti e alcune modifiche normative sulla tracciabilità, ma non ci sono rivoluzioni drammatiche imminenti.
Riduzione degli sportelli fisici: continua il processo di chiusura o razionalizzazione degli ATM, soprattutto in piccoli centri e zone periferiche, rendendo necessario spostarsi di più per prelevare contante o utilizzare circuiti convenzionati.
Commissioni sui prelievi: alcune banche applicano commissioni per prelievi fuori dalla propria rete di sportelli, con costi che possono variare da 1€ a 5€ per operazione. Esistono conti correnti che offrono prelievi gratuiti illimitati, altri con un numero limitato di prelievi gratuiti al mese.
Limiti di prelievo giornalieri e mensili: per motivi di sicurezza e antiriciclaggio, esistono limiti sia per singolo prelievo (generalmente 500-1.000€) sia mensili (spesso 2.500-5.000€), variabili tra banche.
Prelievi contactless: cresce la possibilità di prelevare senza inserire la carta fisica, utilizzando smartphone e wallet digitali presso ATM evoluti.
Nessun obbligo di giustificare prelievi: contrariamente a voci ricorrenti, non esiste alcun obbligo di giustificare prelievi di contante di qualsiasi importo, anche se superano determinate soglie (10.000€, 5.000€ ecc.). Esistono controlli antiriciclaggio per movimenti sospetti, ma il prelievo in sé non richiede giustificazioni.
Quando viene disabilitato il bancomat?
Il bancomat (carta di debito) può essere disabilitato in diverse circostanze, sia temporaneamente che definitivamente, per ragioni di sicurezza o amministrative. Le cause più comuni sono:
Blocco per sicurezza: inserimento errato del PIN per tre volte consecutive blocca automaticamente la carta, richiedendo lo sblocco tramite banca o app. Segnalazioni di attività sospette o fraudolente da parte dei sistemi anti-frode della banca. Furto o smarrimento denunciato dal titolare.
Scadenza naturale: ogni carta ha una data di scadenza (generalmente 3-5 anni dall’emissione), dopo la quale viene disabilitata e deve essere sostituita. La banca invia automaticamente una nuova carta prima della scadenza.
Chiusura conto corrente: se chiudi il conto associato, la carta viene disabilitata immediatamente.
Inattività prolungata: alcune banche disabilitano carte non utilizzate per periodi molto lunghi (6-12 mesi) per ragioni di sicurezza.
Problemi amministrativi: mancato pagamento canone conto corrente, situazioni debitorie gravi, provvedimenti di autorità giudiziarie (pignoramenti, sequestri).
Anomalie tecniche: malfunzionamenti del chip o banda magnetica possono causare disabilitazione temporanea. Per riattivare una carta bloccata: contatta il servizio clienti della banca, utilizza l’app bancaria per sblocco PIN, reca in filiale con documento d’identità nei casi più complessi.
Mantieni sempre aggiornati i contatti (cellulare, email) per ricevere notifiche tempestive dalla banca.
Quali banche italiane rischiano di fallire?
È importante chiarire che nel 2025 il sistema bancario italiano è generalmente stabile e solido, sottoposto a rigidi controlli da parte della Banca Centrale Europea e della Banca d’Italia. Le banche italiane hanno coefficienti patrimoniali (CET1) mediamente sopra il 15%, ben superiori ai minimi regolamentari, e nessuna grande banca è a rischio imminente di fallimento.
Sistema di garanzia: i depositi fino a 100.000€ per depositante sono garantiti dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FITD) o dal Fondo di Garanzia dei Depositanti del Credito Cooperativo, che intervengono in caso di crisi bancaria rimborsando i correntisti.
Banche più solide: i grandi gruppi come Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banco BPM, BPER Banca, Mediobanca hanno solidità patrimoniale elevata e sono sotto stretta sorveglianza BCE. Le banche di credito cooperativo (BCC) sono in maggioranza solide e fanno parte di gruppi di tutela.
Piccole banche: alcune banche regionali minori o di credito cooperativo possono avere difficoltà, ma vengono generalmente incorporate in gruppi più grandi o supportate dai fondi di garanzia prima di fallire.
Come verificare la solidità: consulta il coefficiente CET1 (Common Equity Tier 1) sul sito della banca: sopra il 12-13% indica buona solidità. Controlla i rating di agenzie come Moody’s, S&P, Fitch. Monitora le notizie economiche per segnali di difficoltà. Non esiste un elenco pubblico di “banche a rischio” e sarebbe fuorviante crearne uno: il sistema è stabile e i risparmiatori sono protetti fino a 100.000€.
Cosa sostituisce il bancomat?
Il bancomat tradizionale (carta di debito fisica) sta progressivamente evolvendo verso soluzioni più moderne e digitali, ma non viene completamente “sostituito” quanto piuttosto integrato e affiancato da nuove tecnologie.
Carte contactless: le moderne carte bancomat includono tecnologia NFC per pagamenti contactless fino a 50€ (presto 100€) senza inserire PIN, velocizzando le transazioni mantenendo la carta fisica.
Wallet digitali: Apple Pay, Google Pay, Samsung Pay permettono di pagare con smartphone o smartwatch lasciando a casa la carta fisica, utilizzando le stesse credenziali del bancomat ma in formato digitale tokenizzato per maggiore sicurezza.
Carte virtuali: molte banche offrono carte virtuali utilizzabili solo online, generate dall’app bancaria con numero diverso dalla carta fisica per proteggere i dati reali.
Bonifici istantanei: per trasferimenti tra persone, sempre più usati al posto di prelievi e pagamenti in contante, completati in pochi secondi 24/7.
App di pagamento P2P: Satispay, Revolut, N26 permettono pagamenti tra privati e verso esercenti senza carte fisiche.
Codici QR: in rapida crescita per pagamenti in negozi e ristoranti scansionando un QR code con lo smartphone.
Il bancomat fisico resterà ancora per anni, ma la tendenza è verso un mondo sempre più “cardless” dove lo smartphone diventa lo strumento centrale per tutti i pagamenti, mantenendo la sicurezza e la tracciabilità del sistema bancario tradizionale.
Qual è il POS con le commissioni più basse?
Nel 2025, il POS con le commissioni più basse in assoluto dipende dal volume e dalla tipologia delle tue transazioni, ma possiamo identificare i leader di mercato per convenienza.
Per commissioni percentuali più basse: Axerve Easy a Commissioni con 1% fisso su tutte le transazioni è imbattibile come tariffa permanente senza promozioni temporanee. myPOS con 1,20% + 0,05€ per carte europee è competitivo per importi medi-alti (la quota fissa pesa su micropagamenti). Nexi con 1,89% (ma zero commissioni sotto 10€ con iniziativa Micropagamenti).
Per costo totale effettivo più basso: dipende dal tuo mix di transazioni. Bar con molti micropagamenti: Nexi vince grazie alle zero commissioni sotto 10€. Negozio con scontrini medi 30-50€: Axerve all’1% è il più conveniente. Professionista con poche transazioni mensili ma importi elevati: SumUp al 1,95% senza canoni vince perché non paghi costi fissi nei mesi con poca attività.
Attenzione alle promozioni: Revolut Business offre tariffe competitive per carte europee (intorno all’1%) ma richiede apertura conto business con canone mensile minimo di 10€. Alcune startup fintech propongono temporaneamente commissioni sotto l’1% per acquisire clienti.
La commissione più bassa in assoluto non sempre significa il miglior affare: considera canoni mensili, costi del terminale, servizi inclusi, qualità dell’assistenza. Calcola il costo totale annuale = (transato annuo × % commissione) + (canone mensile × 12) + costo terminale ammortizzato.
Perché è meglio pagare con carta di credito?
Pagare con carta di credito (anziché bancomat o contante) offre numerosi vantaggi sia per i consumatori che, indirettamente, per gli esercenti che le accettano, anche se le commissioni sono leggermente più alte.
Vantaggi per i consumatori: possibilità di dilazionare il pagamento senza interessi fino alla scadenza mensile, acquisti protetti da assicurazioni integrate (furto, danneggiamento, garanzia estesa), maggiore sicurezza contro frodi con protocolli 3D Secure e chargeback (possibilità di contestare transazioni non autorizzate), accumulazione di punti, cashback o miglia nei programmi fedeltà, utilizzo di fidi revolving per liquidità aggiuntiva.
Tracciabilità: tutti i pagamenti sono registrati nell’estratto conto, facilitando la gestione del budget personale e la documentazione fiscale (detrazioni, deduzioni).
Accettazione internazionale: Visa e Mastercard sono accettate praticamente ovunque nel mondo, più del bancomat locale.
Protezione viaggi: molte carte premium includono assicurazioni viaggio, accesso lounge aeroportuali, assistenza medica all’estero.
Per gli esercenti: clienti con carta di credito tendono a spendere di più (scontrino medio superiore), maggiore sicurezza rispetto agli assegni, nessun problema di resto o moneta.
Le commissioni leggermente più alte (0,3-0,5% in più rispetto al bancomat) sono compensate da maggiori volumi di vendita e minori problemi operativi.
Qual è la cifra minima da accettare con il POS?
Non esiste alcuna cifra minima legale per i pagamenti con POS in Italia. L’obbligo di accettare pagamenti elettronici vale per qualsiasi importo, anche 1 centesimo teoricamente, senza possibilità per l’esercente di rifiutare o imporre limiti minimi.
La legge è chiara: dal 30 giugno 2022 è obbligatorio accettare pagamenti elettronici per qualsiasi cifra, con sanzioni per chi rifiuta di 30€ + 4% dell’importo della transazione rifiutata. Non ci sono eccezioni per importi minimi: anche un caffè da 1€ deve poter essere pagato con carta.
Perché molti esercenti sono riluttanti sui micropagamenti: le commissioni percentuali su importi bassissimi (es. 1,95% su 1€ = 0,019€) mangiano una parte significativa del margine già ridotto, il tempo di transazione può essere percepito come sproporzionato rispetto al valore.
Soluzioni per esercenti: utilizzare POS con iniziative come Nexi Micropagamenti che azzera le commissioni sotto 10€, scegliere fornitori con commissioni più basse (Axerve all’1%), ottimizzare la velocità delle transazioni con terminali contactless moderni.
Cosa può fare il cliente: se un esercente rifiuta il pagamento elettronico, può segnalarlo alla Guardia di Finanza, chiedere educatamente spiegazioni ricordando l’obbligo di legge, utilizzare app come PagoPa o altri sistemi tracciabili.
Non esistono “importi troppo bassi” per il POS: è un diritto del consumatore e un obbligo per l’esercente, indipendentemente dalla cifra.
Cosa cambia dal 1 giugno 2025 bancomat?
Dal 1 giugno 2025 non sono previste modifiche normative specifiche riguardanti l’utilizzo del bancomat o dei pagamenti elettronici. Questa data non corrisponde a nessuna scadenza legislativa rilevante per il settore dei pagamenti.
Le date realmente importanti sono: 1 gennaio 2026: entra in vigore l’obbligo di collegare il POS al registratore di cassa telematico per garantire piena tracciabilità delle transazioni e contrastare l’evasione fiscale. 31 dicembre 2025: scadenza di molte iniziative promozionali degli operatori POS, come l’iniziativa Micropagamenti di Nexi che azzera le commissioni sotto i 10€. 30 giugno 2025: scadenza di alcune promozioni bancarie temporanee su canoni e commissioni.
Cosa è già in vigore (e continua): obbligo di accettare pagamenti elettronici di qualsiasi importo con sanzioni per chi rifiuta, credito d’imposta del 30% sulle commissioni POS per esercenti con ricavi sotto 400.000€, limiti alle commissioni interbancarie (0,2% per carte di debito, 0,3% per carte di credito) stabiliti da normative UE.
Se hai letto informazioni su cambiamenti “dal 1 giugno 2025”, probabilmente si riferivano a scadenze di promozioni commerciali specifiche o a interpretazioni errate di normative. Le vere novità arriveranno dal 1 gennaio 2026 con l’integrazione POS-registratore telematico. Rimani aggiornato consultando il sito dell’Agenzia delle Entrate e della tua banca/fornitore POS per le reali scadenze.
Quali sono le commissioni bancarie per il 2025?
Le commissioni bancarie sui pagamenti POS nel 2025 variano significativamente tra fornitori, ma possiamo identificare le fasce di costo tipiche e le migliori offerte disponibili per esercenti e professionisti.
Commissioni sui pagamenti elettronici: Fornitori POS non bancari (più convenienti): Axerve 1% fisso, SumUp 1,95%, myPOS 1,20% + 0,05€, Nexi 1,89% (con zero commissioni sotto 10€ su promozione Micropagamenti). Banche tradizionali: generalmente 1,5-2,5% ma con ampia variabilità e possibilità di negoziazione per volumi elevati. Differenziazione per tipo di carta: bancomat/carte di debito solitamente 0,2-0,3% in meno rispetto a carte di credito, carte internazionali extra-UE possono avere maggiorazioni +0,5-0,7%, carte American Express possono arrivare al 3-4%.
Canoni mensili: POS mobile senza canone: SumUp, myPOS, alcune offerte Nexi e Axerve. POS con canone fisso: 10-25€ al mese a seconda del fornitore e del piano, spesso con commissioni ridotte o azzerate fino a certe soglie di transato.
Altri costi: costo terminale: da 29€ (reader mobile) a 250€ (terminali Android avanzati), attivazione: 0-100€ a seconda dell’offerta, servizi aggiuntivi: bonifici urgenti, estratti conto dettagliati, assistenza premium possono avere costi extra.
Credito d’imposta 30%: recuperabile in dichiarazione dei redditi per esercenti con ricavi sotto 400.000€, riduce effettivamente tutte le commissioni di un terzo.
Quanto si può prelevare al mese senza essere segnalati?
Non esiste un limite mensile di prelievo bancomat oltre il quale si viene automaticamente “segnalati” alle autorità fiscali. Questa è una delle leggende metropolitane più diffuse in materia finanziaria. La realtà è più sfumata e riguarda i controlli antiriciclaggio, non la tracciabilità fiscale.
La verità sui prelievi: puoi prelevare qualsiasi somma dal tuo conto corrente senza dover giustificare nulla, 1.000€, 5.000€, 10.000€ o più al mese sono legittimi se sono soldi tuoi regolarmente depositati. Non esiste obbligo di dichiarare o giustificare prelievi di alcun importo. Le banche non “segnalano” automaticamente prelievi sopra certe soglie all’Agenzia delle Entrate.
Controlli antiriciclaggio: le banche hanno obblighi di segnalazione delle operazioni sospette all’UIF (Unità di Informazione Finanziaria) quando ci sono pattern anomali che possono indicare riciclaggio o evasione, non è il singolo prelievo ad essere sospetto ma comportamenti complessivamente anomali rispetto al profilo del cliente.
Esempi di comportamenti sospetti: prelievi frequenti di importi appena sotto i 10.000€ (frazionamento per evitare controlli), prelievi non coerenti con il tenore di vita dichiarato o attività economica, movimentazione di somme elevate seguita da chiusura conto.
Limiti tecnici esistenti: limiti giornalieri di prelievo ATM (500-1.000€) per ragioni di sicurezza, limiti mensili del bancomat (spesso 2.500-5.000€) ma sono limiti tecnici della carta, non normativi. Preleva serenamente quanto ti serve: se sono soldi tuoi dichiarati, nessun problema con il fisco.
Cosa succede se si lascia il bancomat nello sportello?
Lasciare accidentalmente il bancomat nello sportello ATM è una situazione che può capitare, ma gli sportelli moderni hanno meccanismi di sicurezza che proteggono la carta.
Cosa succede automaticamente: dopo 20-40 secondi (a seconda del modello di ATM) se non ritiri la carta, lo sportello la trattiene automaticamente all’interno per ragioni di sicurezza, evitando che qualcun altro possa prenderla e utilizzarla. La carta viene custodita all’interno di un cassetto di sicurezza dell’ATM. L’operazione in corso viene annullata e il denaro eventualmente non ritirato viene riaccreditato sul conto.
Come recuperarla: se l’ATM è di una filiale, puoi presentarti negli orari di apertura con documento d’identità valido per il recupero, solitamente disponibile lo stesso giorno o il giorno lavorativo successivo. Se l’ATM è esterno o di altra banca, contatta il numero verde del tuo istituto che ti dirà come procedere, potrebbero servire alcuni giorni per il recupero tramite il gestore dell’ATM.
Cosa fare immediatamente: se realizzi dopo qualche tempo di aver lasciato la carta, blocca immediatamente il bancomat tramite app bancaria o chiamando il numero verde per evitare utilizzi fraudolenti, richiedi l’emissione di una nuova carta che arriverà in 3-7 giorni lavorativi.
Prevenzione: imposta promemoria sul telefono dopo ogni prelievo, utilizza wallet digitali (Apple Pay, Google Pay) che non richiedono carta fisica, mantieni sempre alta l’attenzione quando usi ATM in zone poco illuminate o isolate.
Che banca blocca bancomat?
La domanda è ambigua ma possiamo interpretarla in due modi: quale banca ha avuto problemi di blocchi diffusi delle carte, oppure in quali circostanze le banche bloccano le carte bancomat dei clienti.
Blocchi sistemici rari: episodi di blocchi temporanei diffusi dovuti a malfunzionamenti tecnici sono rari ma possono accadere a qualsiasi banca durante aggiornamenti di sistema o problemi tecnici, quando avvengono colpiscono migliaia di clienti contemporaneamente, la banca interviene rapidamente per ripristinare il servizio e comunica attraverso sito web, app e social media. Negli ultimi anni non ci sono state banche italiane con problemi sistemici gravi e prolungati.
Quando la banca blocca la tua carta: Inserimento PIN errato tre volte consecutive (blocco automatico di sicurezza). Segnalazione di furto o smarrimento da parte del titolare. Rilevazione di transazioni sospette dai sistemi anti-frode (es. spese in paesi dove non viaggi abitualmente, transazioni anomale per importo o frequenza). Provvedimenti di autorità giudiziarie (pignoramenti, sequestri). Inattività prolungata della carta. Problemi amministrativi del conto (scoperti elevati, morosità).
Cosa fare: contatta immediatamente il servizio clienti se la carta viene bloccata inaspettatamente, usa l’app bancaria per sblocco PIN se è solo questo il problema, recati in filiale con documento per casi più complessi. Le banche serie non bloccano mai carte senza motivo: c’è sempre una ragione di sicurezza o amministrativa. Mantieni aggiornati i tuoi contatti in banca per ricevere notifiche tempestive.
Cosa succede se non ritiri il bancomat entro 30 secondi?
Se non ritiri il bancomat dallo sportello ATM entro 20-40 secondi (il tempo esatto varia tra modelli diversi, non è standardizzato a 30 secondi), lo sportello attiva automaticamente un meccanismo di sicurezza per proteggere la tua carta.
Sequenza automatica: dopo circa 20-40 secondi dalla fine dell’operazione, se la carta rimane nello slot, lo sportello emette un segnale acustico di avviso per richiamare la tua attenzione. Se dopo ulteriori 5-10 secondi la carta non viene ritirata, l’ATM la trattiene automaticamente all’interno, ritraendola completamente nello slot e conservandola in un cassetto di sicurezza interno.
L’eventuale denaro non ritirato viene riaccreditato automaticamente sul conto corrente. L’operazione in corso viene annullata e riceverai comunicazione tramite SMS o app.
Perché questo meccanismo: evitare che altre persone possano prendere la tua carta abbandonata e utilizzarla fraudolentemente, proteggere il cliente da furti di identità e accessi non autorizzati al conto, limitare responsabilità della banca per carte non ritirate.
Come recuperare la carta: contatta il numero verde della tua banca comunicando ora e luogo del prelievo, presentati in filiale con documento d’identità se l’ATM è interno a una sede bancaria (recupero spesso in giornata), attendi 3-7 giorni se l’ATM è esterno per recupero tramite il gestore, considera il blocco immediato e richiesta nuova carta se hai urgenza. Fai sempre attenzione e ritira immediatamente la carta: è una protezione per la tua sicurezza, non una penalità.
Qual è la banca più consigliata in Italia?
Non esiste “la banca migliore” in assoluto perché la scelta dipende dal profilo del cliente, dalle esigenze specifiche e dai servizi richiesti. Possiamo però identificare le banche più affidabili e apprezzate per diverse categorie.
Per solidità e affidabilità: Intesa Sanpaolo: la più grande banca italiana per attivi, CET1 ratio sopra il 13%, ampia rete di filiali, servizi completi per privati e imprese. Unicredit: secondo gruppo bancario italiano, forte presenza internazionale, ottima per chi lavora con l’estero, servizi digitali avanzati. Banco BPM: solido gruppo cooperativo, buon equilibrio tra presenza territoriale e innovazione digitale.
Per servizi digitali innovativi: FinecoBank: leader nei servizi online, zero commissioni su molte operazioni, piattaforma trading integrata, ideale per clienti digitali e investitori. CheBanca!: completamente online, costi ridotti, servizi smart banking, buona per giovani e chi non ha bisogno di filiale fisica.
Per piccole imprese e professionisti: BPER Banca, Banca Sella, UBI Banca (ora Intesa): ottimi servizi POS e business con condizioni competitive. Banche di Credito Cooperativo (BCC): presenza territoriale capillare, rapporto personale, ideali per piccole attività locali.
Per convenienza economica: ING, N26, Revolut: conti online con zero spese, servizi base gratuiti, limiti su operazioni complesse. Yuh, Tinaba: fintech emergenti con servizi innovativi.
Criteri di scelta: valuta solidità patrimoniale (CET1 ratio >12%), costi del conto corrente e delle operazioni, qualità del servizio clienti e facilità di contatto, presenza di filiali se importante per te, servizi digitali (app, home banking).
Quando crollerà l’economia italiana?
Questa domanda presuppone un evento drammatico (“crollo”) che non ha fondamento nelle analisi economiche serie. L’economia italiana affronta certamente sfide strutturali, ma parlare di “crollo” imminente è catastrofismo ingiustificato.
Realtà economica italiana nel 2025: crescita PIL modesta ma positiva (+0,8-1% previsto per il 2025), debito pubblico elevato (circa 140% del PIL) ma sostenibile con tassi BCE sotto controllo, deficit di bilancio sotto controllo rispetto agli anni della pandemia, disoccupazione in calo progressivo, export manifatturiero forte e competitivo a livello mondiale.
Punti di forza: sistema manifatturiero tra i più avanzati d’Europa, imprese familiari solide e ben patrimonializzate, risparmio privato elevato (gli italiani risparmiano molto), sistema bancario ristrutturato e più solido dopo le crisi passate, appartenenza all’Eurozona e supporto UE.
Sfide strutturali: bassa crescita demografica e invecchiamento popolazione, produttività in stagnazione da decenni, burocrazia eccessiva che frena le imprese, mercato del lavoro rigido con alta disoccupazione giovanile, infrastrutture da modernizzare.
Scenari realistici: non è previsto alcun “crollo” ma piuttosto una crescita lenta e faticosa nei prossimi anni, le crisi economiche globali (recessioni, crisi finanziarie) colpiranno l’Italia come gli altri paesi, le riforme strutturali (PNRR) potrebbero accelerare la crescita se ben implementate.
Investire nel proprio business, diversificare, rimanere informati e adattarsi ai cambiamenti è più sensato che temere catastrofi economiche apocalittiche non supportate da dati reali.
Quali sono le banche a rischio nel 2025?
Nel 2025 il sistema bancario italiano è complessivamente stabile e non ci sono grandi banche a rischio imminente di fallimento. Il settore è uscito rafforzato dalle ristrutturazioni degli anni scorsi e dai controlli stringenti di BCE e Banca d’Italia.
Indicatori di solidità del settore: coefficienti patrimoniali CET1 mediamente sopra il 15%, ben oltre i minimi regolamentari dell’11%, crediti deteriorati (NPL) scesi drasticamente dal 18% del 2015 a circa il 3% attuale, redditività in miglioramento con ROE (return on equity) tra 8-12% per le principali banche.
Categorie a maggiore attenzione: alcune piccole banche di credito cooperativo (BCC) possono avere difficoltà locali ma sono parte di schemi di protezione che intervengono preventivamente, banche regionali minori con presenza territoriale limitata possono faticare più delle grandi nella digitalizzazione.
Come verificare la solidità della tua banca: consulta il sito della banca nella sezione “Investor Relations” per il CET1 ratio (sopra 12% è buono), controlla i rating delle agenzie Moody’s, S&P, Fitch (BBB o superiore è accettabile), verifica che sia parte del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi che garantisce fino a 100.000€.
Grandi banche solide: Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banco BPM, BPER Banca, Mediobanca hanno tutti indicatori solidi e non presentano rischi particolari.
Protezione dei risparmiatori: anche in caso di crisi bancaria, i depositi fino a 100.000€ sono garantiti dal FITD, titoli e fondi detenuti in custodia sono separati dal patrimonio della banca. Non c’è motivo di panico: il sistema è sorvegliato e i risparmiatori protetti. Diversifica su più banche se hai oltre 100.000€ da depositare.
Cosa cambia per i prelievi al bancomat nel 2026?
Per il 2026 non sono previste modifiche legislative significative specifiche sui prelievi al bancomat (ATM). La maggior parte dei cambiamenti riguarda invece i pagamenti elettronici e l’uso del POS.
La novità principale del 2026: dal 1 gennaio 2026 entra in vigore l’obbligo di collegare il POS al registratore di cassa telematico per tracciabilità completa delle transazioni, misura contro l’evasione fiscale che non riguarda direttamente i prelievi bancomat ma il pagamento elettronico presso esercenti.
Trend sui prelievi che continueranno: riduzione progressiva degli sportelli ATM, soprattutto in centri minori e zone periferiche, per razionalizzazione costi bancari e minor utilizzo da parte dei cittadini. Aumento dei prelievi tramite wallet digitali presso ATM evoluti che supportano NFC. Possibili aumenti delle commissioni per prelievi fuori rete bancaria propria. Limiti tecnici di prelievo giornaliero e mensile potrebbero essere rivisti al ribasso da alcune banche.
Cosa NON cambierà: non sono previsti limiti normativi agli importi prelevabili, non ci saranno obblighi di giustificare prelievi di alcun importo, i depositi rimarranno garantiti fino a 100.000€, il bancomat fisico continuerà a esistere anche se affiancato da soluzioni digitali.
Raccomandazioni: abitua progressivamente all’uso di wallet digitali (Apple Pay, Google Pay) per pagamenti quotidiani, mantieni sempre attivo almeno un metodo di pagamento alternativo al contante, verifica le condizioni del tuo conto per prelievi presso ATM di altre banche. I prelievi bancomat rimarranno sostanzialmente invariati nel 2026: le vere novità riguardano i pagamenti elettronici e il POS.
Come posso pagare al posto del bancomat?
Nel 2025 esistono numerose alternative al bancomat tradizionale per effettuare pagamenti, sia online che fisicamente presso esercenti. La digitalizzazione ha moltiplicato le opzioni disponibili.
Wallet digitali: Apple Pay, Google Pay, Samsung Pay: colleghi la tua carta bancomat o credito allo smartphone/smartwatch e paghi avvicinandolo al POS contactless, massima sicurezza con tokenizzazione (i dati reali della carta non vengono condivisi), funziona ovunque ci sia un POS contactless, praticamente ovunque ormai.
App di pagamento dedicate: Satispay: colleghi il tuo conto corrente e paghi presso negozi convenzionati con QR code o NFC, nessun costo per pagamenti tra privati. PayPal: oltre che online, utilizzabile in molti negozi fisici tramite app e codice a barre. Nexi Pay: wallet dell’operatore POS italiano per pagamenti rapidi.
Carte prepagate: Postepay, Hype, Revolut: ricarichi online e usi come carte di debito senza conto corrente collegato, ideali per controllo budget e acquisti online sicuri.
Bonifici istantanei: pagamenti tra privati completati in pochi secondi 24/7, sempre più commercianti accettano bonifici per acquisti significativi.
Contante: anche se in declino, resta ancora un’opzione universalmente accettata.
Vantaggi delle alternative digitali: nessuna commissione per l’utente finale sui pagamenti (le paga l’esercente), maggiore sicurezza contro furti (niente carta fisica da perdere), tracciabilità completa per gestione budget, velocità di pagamento superiore. Il futuro è decisamente “cardless”: lo smartphone diventa portafoglio digitale che sostituisce tutte le carte fisiche.
Quali sono le carte di debito non tracciabili?
Questa domanda nasconde un malinteso fondamentale: nel 2025 in Italia NON esistono carte di debito “non tracciabili” in senso legale. Tutte le carte di pagamento emesse da banche e istituti finanziari autorizzati sono intrinsecamente tracciabili per legge.
Perché tutte le carte sono tracciabili: normative antiriciclaggio (AML) e antiterrorismo obbligano gli istituti finanziari a tracciare tutte le transazioni e identificare i titolari delle carte, ogni pagamento con carta genera un record elettronico con data, ora, importo, esercente, facilmente accessibile dall’Agenzia delle Entrate in caso di controlli fiscali. Anche carte prepagate ricaricabili richiedono identificazione del titolare tramite documento.
Cosa si intende erroneamente per “non tracciabili”: Carte prepagate usa e getta acquistabili senza identificazione? Non esistono più: anche gift card e prepagate anonime hanno limiti bassissimi (50-150€) e non permettono ricariche. Carte emesse da istituzioni estere? Sono comunque tracciabili dall’istituto emittente e dalle autorità fiscali tramite scambio automatico di informazioni. Crypto-carte? Anche le carte collegate a wallet crypto (es. crypto.com, Coinbase Card) richiedono KYC completo e sono tracciabili.
L’unico mezzo veramente non tracciabile: il contante rimane l’unico strumento di pagamento non immediatamente tracciabile, ma anche qui esistono limiti (1.000€ per transazioni tra privati, 5.000€ per professionisti).
Utilizzare contante per grandi somme o sistematicamente per evitare tracciabilità è sospetto e può portare a controlli fiscali. Se cerchi “non tracciabilità” per ragioni lecite (privacy su acquisti personali), le carte di debito normali già offrono riservatezza verso terzi: solo tu e la banca vedete i movimenti.
Quali sono i migliori POS senza commissioni bancarie?
Occorre chiarire: non esistono POS “senza commissioni bancarie” in senso assoluto e permanente. Tutte le transazioni con carta comportano commissioni perché coinvolgono circuiti di pagamento, banche e gestori che hanno costi di infrastruttura. Tuttavia, ci sono soluzioni che minimizzano o azzerano temporaneamente le commissioni.
POS con commissioni azzerate su micropagamenti: Nexi con iniziativa Micropagamenti offre zero commissioni fino a 10€ per 12 mesi, ideale per bar, tabaccherie, edicole con molte transazioni piccole. Alcune banche come Unicredit hanno promosso zero commissioni temporanee sotto i 10€ (verifica disponibilità attuale).
POS con commissioni molto basse: Axerve Easy a Commissioni all’1% è la migliore commissione permanente senza canone mensile. myPOS all’1,20% + 0,05€ per carte europee. SumUp all’1,95% senza canoni mensili.
POS a canone con commissioni azzerate entro soglie: Axerve Easy a Canone azzera completamente le commissioni fino a 30.000€ di transato annuo con canone mensile 17-22€, conveniente per attività con volumi medio-alti.
Importante distinzione: “senza commissioni bancarie” non significa “gratuito”: ci sono sempre costi, anche se spostati su canoni fissi o altre voci. Le promozioni “zero commissioni” sono sempre temporanee (6-12 mesi) o limitate a certi importi.
Come scegliere: calcola il tuo transato mensile medio, identifica la percentuale di micropagamenti (sotto 10€), simula i costi totali annui con diverse soluzioni: (transato × % commissione) + (canone × 12) + costo terminale. Per la maggior parte delle piccole attività, Nexi Micropagamenti + Axerve per importi superiori è la combinazione ottimale nel 2025.
Come posso recuperare le commissioni POS con il credito d’imposta del 30%?
Il credito d’imposta del 30% sulle commissioni POS è un’agevolazione fiscale introdotta dal decreto legge 124/2019 che permette agli esercenti di recuperare quasi un terzo delle commissioni pagate per i pagamenti elettronici.
Requisiti per accedere: essere esercenti attività d’impresa, arte o professione, aver registrato ricavi o compensi nell’anno precedente non superiori a 400.000 euro, accettare pagamenti da consumatori finali (persone fisiche) tramite carte o strumenti di pagamento tracciabili.
Come funziona il credito: il credito è pari al 30% delle commissioni addebitate per le transazioni con carte di credito, debito, prepagate e altri strumenti elettronici tracciabili, vale per commissioni maturate dal 1° luglio 2020 in poi su base continuativa.
Procedura di utilizzo: le banche e i gestori POS comunicano automaticamente all’Agenzia delle Entrate le commissioni addebitate ogni mese, puoi utilizzare il credito in compensazione con F24 già dal mese successivo a quello in cui hai sostenuto le commissioni usando il codice tributo 6916, devi indicare nel modello F24 il mese e l’anno di riferimento delle commissioni (es. “0124” per gennaio 2024).
Dichiarazione dei redditi: il credito deve essere indicato nel quadro RU del modello Redditi (rigo RU5 colonna 3 per l’anno 2025), viene riportato anche nelle dichiarazioni successive fino al completo utilizzo se non lo usi tutto in un anno.
Esempio pratico: hai pagato 1.000€ di commissioni POS nell’anno, puoi recuperare 300€ (30%), utilizzi questo credito per compensare altre imposte (IVA, IRPEF, INPS) nel modello F24. Il credito è un aiuto concreto: su 2.000€ annui di commissioni recuperi 600€, quasi azzerando l’effetto delle commissioni più basse del mercato (1% diventa 0,7% effettivo).
Quanto costa la commissione per i pagamenti con un POS?
Il costo della commissione per pagamenti con POS nel 2025 varia significativamente in base al fornitore scelto, al tipo di carta utilizzata, all’importo della transazione e al volume complessivo di transazioni. Non esiste “una” commissione, ma una gamma di tariffe.
Commissioni per fornitori POS più diffusi: Axerve Easy: 1% fisso su tutte le transazioni, senza distinzione di importo o tipo di carta. SumUp: 1,95% su tutte le transazioni. myPOS: 1,20% + 0,05€ per carte nazionali/europee, 2,85% + 0,05€ per carte internazionali. Nexi: 1,89% standard, con iniziativa Micropagamenti zero commissioni fino a 10€. Banche tradizionali: 1,5-2,5% ma variabile e negoziabile in base al rapporto con la banca.
Differenze per tipo di carta: Carte di debito/Bancomat: commissioni generalmente più basse (0,2-0,3% in meno). Carte di credito: commissioni standard come sopra. Carte prepagate: commissioni simili alle carte di debito. Carte internazionali extra-UE: maggiorazioni +0,5-0,7%. American Express: commissioni più alte, spesso 2,5-4%.
Influenza del volume: Esercenti con volumi elevati (>50.000€/anno) possono negoziare con banche tradizionali commissioni sotto l’1%, fornitori POS mobile raramente offrono sconti per volume.
Commissioni interbancarie: Il fornitore POS paga commissioni interbancarie fissate per legge (0,2% debito, 0,3% credito) e aggiunge il proprio margine.
Costo reale esempio: Ristorante con 30.000€ transato mensile. Axerve 1% = 300€/mese di commissioni. Con credito d’imposta 30% recuperi 90€, costo effettivo 210€/mese. Percentuale effettiva 0,7%.
Quali sono i migliori POS a canone mensile?
I POS a canone mensile sono ideali per attività con volumi di transazioni elevati e costanti, perché permettono di azzerare o minimizzare le commissioni percentuali pagate su ogni transazione. Ecco le migliori offerte 2025.
Axerve Easy a Canone è la soluzione più competitiva: zero commissioni fino a 30.000€ di transato annuo con canone tra 17-22€/mese a seconda del piano, superati i 30.000€ annui, applica 1% solo sulla quota eccedente. Terminale Android completo con SIM 4G inclusa. Convenienza: con 2.500€/mese di transato (30.000€/anno) paghi solo 17-22€/mese fissi indipendentemente dal numero di transazioni.
Nexi offerte a canone: varie soluzioni con canoni tra 15-25€/mese, commissioni ridotte rispetto alle offerte senza canone, particolarmente convenienti per volumi oltre i 40.000€/anno.
Banche tradizionali: Intesa Sanpaolo, Unicredit, BPER offrono POS a canone con condizioni negoziabili in base al rapporto bancario esistente, canoni tipicamente 20-35€/mese con commissioni molto basse (0,5-1%) o azzerate fino a certe soglie.
Quando conviene il canone fisso: Calcolo del break-even: se il canone è 20€/mese e ti fa risparmiare dall’1,95% allo 0% sulle commissioni, conviene sopra circa 1.000€ di transato mensile (1.000 × 1,95% = 19,50€). Generalmente i piani a canone convengono sopra i 2.000-2.500€ di transato mensile.
Esempio: 5.000€/mese di transato. Senza canone (SumUp 1,95%) = 97,50€/mese. Con canone (Axerve 20€ + 0%) = 20€/mese. Risparmio 77,50€/mese, 930€/anno.
Come funziona il recupero delle commissioni POS nel 2025?
Il recupero delle commissioni POS nel 2025 avviene attraverso il credito d’imposta del 30% previsto dall’articolo 22 del decreto legge 124/2019, un incentivo fiscale per promuovere i pagamenti elettronici e ridurre l’utilizzo del contante.
Meccanismo automatico: i gestori POS (banche, Nexi, SumUp, Axerve, myPOS ecc.) hanno l’obbligo di comunicare mensilmente all’Agenzia delle Entrate le commissioni addebitate a ciascun esercente tramite il Sistema di Interscambio Dati (SID), queste informazioni vengono trasmesse anche agli esercenti per trasparenza e verifica.
Utilizzo del credito: puoi utilizzare il credito maturato già dal mese successivo a quello in cui hai pagato le commissioni, utilizzo in compensazione tramite modello F24 con codice tributo 6916, indica sempre mese e anno di riferimento delle commissioni nel formato “00MM” e “AAAA”.
Esempio concreto: Gennaio 2025: paghi 100€ di commissioni POS. Febbraio 2025: puoi già usare 30€ (30% di 100€) in compensazione F24 per pagare IVA, IRPEF, contributi INPS, ecc. Compili il campo “mese riferimento” con “0125” e “anno riferimento” con “2025”.
Dichiarazione dei redditi: nel modello Redditi 2026 (per anno d’imposta 2025) indichi nel quadro RU tutti i crediti maturati e utilizzati nell’anno, il credito non utilizzato può essere riportato negli anni successivi senza scadenza fino al completo utilizzo.
Limiti e vincoli: il credito rientra nel regime “de minimis” UE, quindi ha limiti massimi cumulativi con altri aiuti di Stato (generalmente 200.000€ in tre anni), vale solo per transazioni con consumatori finali (B2C), non per transazioni tra aziende (B2B).
Qual è la cifra massima che si può pagare con il POS?
Non esiste un limite massimo legale per l’importo che può essere pagato con il POS in Italia. Teoricamente puoi pagare qualsiasi cifra, da 1 centesimo a milioni di euro, utilizzando carte di debito o credito tramite POS.
Limiti pratici esistenti: Limiti delle carte di credito: ogni carta ha un massimale di spesa (plafond) giornaliero, settimanale e mensile definito dalla banca emittente, varia da 1.000€ per carte base a 10.000-50.000€+ per carte premium/business, il titolare può richiedere aumenti temporanei per acquisti importanti.
Limiti delle carte di debito/bancomat: collegati alla disponibilità sul conto corrente, limiti giornalieri di spesa spesso tra 2.500-5.000€ per ragioni di sicurezza, modificabili tramite app bancaria o richiesta in filiale. Limiti del POS dell’esercente: alcuni contratti POS prevedono massimali per singola transazione (es. 5.000-10.000€) per ridurre rischi di frode, superabili dividendo il pagamento in più transazioni o con autorizzazione speciale.
Controlli antiriciclaggio: Pagamenti sopra i 10.000€ potrebbero attivare controlli automatici AML, ma sono legali e non richiedono giustificazioni se la transazione è lecita. Esercenti devono identificare il cliente per transazioni sopra certe soglie e conservare documentazione.
Best practice per grandi importi: per acquisti molto elevati (auto, gioielli, opere d’arte), avvisa la banca in anticipo per evitare blocchi automatici anti-frode, considera bonifici bancari come alternativa per importi multi-milionari. Il POS accetta qualsiasi importo: le limitazioni derivano dalle carte e dai contratti, non dalla legge.
Come richiedere il rimborso delle commissioni POS?
Il “rimborso” delle commissioni POS avviene attraverso il credito d’imposta del 30%, non come rimborso diretto in denaro ma come credito fiscale utilizzabile per compensare altre imposte dovute. Ecco la procedura completa.
Verifica dei requisiti: ricavi o compensi dell’anno precedente sotto 400.000€, transazioni effettuate con consumatori finali (persone fisiche), utilizzo di POS o strumenti di pagamento tracciabili convenzionati.
Monitoraggio delle commissioni: il tuo fornitore POS (banca, Nexi, SumUp, ecc.) comunica automaticamente all’Agenzia delle Entrate le commissioni addebitate, ricevi comunicazione (via app, email o estratto conto) delle commissioni pagate ogni mese.
Calcolo del credito: moltiplica le commissioni pagate per 0,30 (30%) per ottenere l’importo del credito spettante, esempio: 200€ di commissioni mensili × 0,30 = 60€ di credito utilizzabile.
Utilizzo in compensazione con F24: dal mese successivo a quello del pagamento delle commissioni, compila il modello F24 inserendo nella sezione “Erario”, colonna “importi a credito compensati”, il codice tributo 6916, indica mese e anno di riferimento (es. “0125” per gennaio 2025, anno “2025”), inserisci l’importo del credito da utilizzare. Presenta il modello F24 tramite i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate o tramite il tuo commercialista.
Dichiarazione dei redditi: nel modello Redditi dell’anno successivo (quadro RU, rigo RU5 colonna 3) indica tutti i crediti maturati e utilizzati nell’anno.
Attenzione: non è possibile richiedere rimborso in denaro del credito, solo utilizzo in compensazione, il credito non ha scadenza e può essere utilizzato negli anni successivi se non completamente compensato.
Chi ha le commissioni POS più basse?
Nel panorama italiano dei pagamenti elettronici nel 2025, diverse soluzioni si contendono il primato delle commissioni più basse, ma il vincitore dipende dal tipo di utilizzo e volume di transazioni.
- Per commissione percentuale più bassa in assoluto: Axerve Easy a Commissioni con 1% fisso su tutte le transazioni è il leader indiscusso per piani senza canone, nessuna distinzione per tipo di carta o importo, commissione permanente senza promozioni a tempo. myPOS con 1,20% + 0,05€ per carte europee è competitivo per transazioni sopra i 4-5€, meno conveniente per micropagamenti a causa della quota fissa.
- Per costo effettivo più basso con promozioni: Nexi con iniziativa Micropagamenti (zero commissioni fino a 10€) è imbattibile per bar, tabaccherie, edicole con molte transazioni piccole, riduce drasticamente il costo medio su mix di transazioni. Axerve Easy a Canone con zero commissioni fino a 30.000€/anno con canone 17-22€/mese risulta lo 0% per attività con volumi medi.
- Per grandi volumi negoziati: Banche tradizionali (Intesa Sanpaolo, Unicredit, BPER) per esercenti con transato >100.000€/anno possono offrire commissioni sotto l’1%, anche 0,6-0,8% in casi specifici, ma richiedono negoziazione e spesso conti business vincolati. Revolut Business offre tariffe competitive (intorno all’1%) ma richiede conto business con canone minimo 10€/mese.
- Classifica per tipologia attività: Bar/tabaccheria: Nexi Micropagamenti (zero commissioni <10€). Ristorante medio: Axerve 1%. Negozio con grandi volumi: negoziazione con banca tradizionale. Professionista con poche transazioni: SumUp 1,95% senza canoni. Il vero risparmio: sfrutta il credito d’imposta 30% che abbassa qualsiasi commissione di un terzo (1% diventa 0,7% effettivo).
Meglio NEXI o SumUp?
La scelta tra Nexi e SumUp dipende strettamente dal profilo della tua attività. Entrambi sono fornitori affidabili ma con posizionamenti differenti che li rendono ideali per target diversi.
SumUp è la scelta migliore se: hai transazioni saltuarie o stagionali (zero canoni = zero costi nei periodi di inattività), gestisci importi medi e alti (sopra 15-20€), vuoi la massima semplicità senza contratti complessi, preferisci un terminale economico (59-79€), hai un’attività mobile o itinerante, vuoi accredito su conto esistente senza aprirne nuovi. Commissione fissa 1,95% per tutte le transazioni, nessun costo nascosto o canone. Ideale per artigiani, mercati, food truck, professionisti.
Nexi è la scelta migliore se: gestisci molti micropagamenti sotto i 10€ (bar, tabaccheria, edicola, panificio), hai volumi costanti e vuoi risparmiare sui piccoli importi, vuoi un terminale più evoluto con funzioni avanzate, necessiti assistenza strutturata e supporto italiano, vuoi integrazioni con sistemi di cassa, programmi fedeltà. Commissione 1,89% standard ma zero commissioni fino a 10€ con iniziativa Micropagamenti per 12 mesi. Ideale per attività retail con molte transazioni giornaliere.
Confronto su caso reale: Bar con 300 transazioni/mese, metà <10€ (caffè) e metà 10-20€ (pranzi), transato totale 4.500€. SumUp: 4.500 × 1,95% = 87,75€/mese di commissioni. Nexi: 2.250€ (<10€) × 0% + 2.250€ (>10€) × 1,89% = 0 + 42,53€ = 42,53€/mese. Risparmio con Nexi: 45€/mese, 540€/anno.
Strategia ottimale: molti esercenti usano entrambi: Nexi per transazioni in negozio (specialmente <10€), SumUp come backup o per delivery/consegne a domicilio. Non sei vincolato a uno solo.
Quali banche non fanno pagare commissioni?
La domanda va riformulata correttamente: nessuna banca italiana offre POS completamente senza commissioni in modo permanente e incondizionato. Tutte le banche applicano commissioni sui pagamenti elettronici perché hanno costi di gestione dei circuiti, infrastruttura tecnologica e servizi.
Banche con iniziative temporanee zero commissioni: Intesa Sanpaolo ha promosso periodicamente offerte con zero canone e commissioni ridotte per i primi 6-12 mesi, SoftPos senza canone mensile per liberi professionisti (ma commissioni percentuali standard), zero commissioni temporanee su micropagamenti sotto i 10€.
Unicredit ha lanciato iniziative come zero commissioni sui micropagamenti fino a 10€ per aziende con fatturato fino a 1 milione (verifica disponibilità attuale), InApp Pos con condizioni competitive. Banco BPM e BPER hanno offerte promozionali per nuovi clienti con primi mesi senza canone.
La realtà del mercato: Le offerte “zero commissioni” bancarie sono sempre temporanee (3-12 mesi) o limitate a determinate condizioni, dopo il periodo promozionale, le commissioni standard si attestano su 1,5-2,5%, spesso più alte dei fornitori POS mobile non bancari.
Alternative più convenienti delle banche: Fornitori POS mobile (Nexi, Axerve, SumUp, myPOS) hanno commissioni strutturalmente più basse (1-2%) rispetto alle banche tradizionali, offrono maggiore trasparenza e semplicità contrattuale.
Strategia consigliata: non focalizzarti sulle promozioni “zero commissioni” temporanee delle banche, confronta i costi reali a regime dopo le promozioni, considera che commissioni basse permanenti (1%) sono meglio di zero commissioni per 3 mesi seguiti da 2,5% per sempre. Le banche tradizionali convengono solo per grandi volumi dove puoi negoziare condizioni personalizzate.
Quanto guadagnano le banche con le commissioni POS?
Le commissioni POS rappresentano una fonte di ricavo significativa per banche, circuiti di pagamento e gestori di terminali, ma il margine effettivo per ciascun attore della catena è inferiore a quanto si potrebbe pensare.
Struttura delle commissioni: quando un esercente paga l’1,5% di commissione su una transazione da 100€ (quindi 1,50€), questo importo viene diviso tra diversi attori: commissione interbancaria (0,2-0,3%): va alla banca del cliente che paga, fissata per legge UE, commissione del circuito (0,2-0,5%): va a Visa, Mastercard, PagoBancomat per gestione del circuito di pagamento, margine del fornitore POS (0,5-1%): va alla banca o gestore che fornisce il POS all’esercente, copre costi di terminale, assistenza, rischio frodi.
Ricavi complessivi del settore: con circa 400 miliardi di euro di transato POS annuo in Italia, commissioni medie 1,5% generano circa 6 miliardi di euro all’anno di ricavi totali, divisi tra tutti gli attori della filiera (banche emittenti, banche acquirer, circuiti, gestori POS).
Margini di profitto: al netto dei costi operativi (infrastruttura tecnologica, sicurezza, supporto clienti, gestione frodi), il margine netto per i fornitori POS è generalmente 20-30% dei ricavi da commissioni, le grandi banche guadagnano sia lato emittente (commissione interbancaria su carte emesse) sia lato acquirer (commissione su POS forniti).
Trend al ribasso: la competizione di nuovi operatori (SumUp, Axerve, Nexi mobile) ha ridotto drasticamente le commissioni negli ultimi 10 anni, da 2,5-3% medio si è scesi a 1,5-2%, margini in compressione per tutti gli operatori.
Come posso abbassare le commissioni di SumUp?
SumUp ha una struttura di pricing molto semplice e trasparente: 1,95% fisso su tutte le transazioni senza canoni mensili. A differenza dei fornitori bancari tradizionali, SumUp non offre margini di negoziazione sulle commissioni per singoli esercenti.
Opzioni limitate per ridurre le commissioni SumUp: Non esiste negoziazione individuale: SumUp applica la stessa tariffa 1,95% a tutti gli esercenti indipendentemente dal volume, non offre sconti per volumi elevati o condizioni preferenziali. Passare a piani business: per volumi molto elevati (>100.000€/anno), potresti contattare il servizio clienti SumUp Business per verificare se esistono offerte dedicate, ma storicamente SumUp non offre tariffe differenziate.
Strategie alternative per ridurre il costo effettivo: Utilizza il credito d’imposta 30%: questo riduce effettivamente la commissione da 1,95% a 1,365% (1,95% – 30%), risparmio significativo che vale per tutti i fornitori POS, non solo SumUp. Combina con altri fornitori: usa SumUp per importi alti e un altro fornitore (es. Nexi con zero commissioni sotto 10€) per micropagamenti, ottimizzi il costo complessivo scegliendo il fornitore più conveniente per ogni fascia di importo.
Passa a fornitori con commissioni più basse: Axerve Easy all’1% costa quasi la metà, myPOS all’1,20% + 0,05€ è più conveniente per importi medi-alti.
Quando SumUp conviene comunque: per attività con transazioni saltuarie, il vantaggio di zero canoni mensili compensa la commissione leggermente più alta, per volumi sotto i 2.000€/mese, la differenza di costo rispetto a Axerve è minima (1,95% vs 1% su 2.000€ = 39€ vs 20€ = 19€/mese di differenza).
Quali sono le tariffe per i POS Nexi?
Nexi offre diverse soluzioni POS con strutture tariffarie differenziate per adattarsi a varie tipologie di attività, da piccoli commercianti a grandi catene. Ecco una panoramica completa delle tariffe 2025.
Nexi Mobile POS (soluzione più economica): attivazione una tantum 29€ IVA inclusa, nessun canone mensile fisso, commissione unica 1,89% su Mastercard, Visa, Maestro, VPay, PagoBancomat, iniziativa Micropagamenti: zero commissioni fino a 10€ per 12 mesi (scadenza 31/12/2025), maggiorazione +0,70% per carte extra-europee, maggiorazione +0,95% per transazioni CNP (Carta Non Presente, es. Pay-by-Link).
Nexi SmartPOS (terminale completo): costo di attivazione variabile (spesso promozionale), canone mensile tra 15-25€ a seconda dell’offerta, commissioni variabili ma generalmente più basse del Mobile POS se hai volumi elevati, funzionalità avanzate (app integrate, programmi fedeltà).
Offerta Piccoli Importi: piano commissionale differenziato: commissioni più basse per transazioni sotto 30€, commissioni standard per transazioni sopra 30€, canone mensile incluso nel contratto.
Costi aggiuntivi: Protection Plus (conformità PCI-DSS): 2,50€/mese + 7,50€ una tantum per punto vendita, Pay-by-Link: 0,30€ + IVA per ogni transazione via link, circuito American Express: commissioni da 1,2% fino a 4% a seconda del volume annuo, circuito Discover: commissioni 2,05-2,10%.
Promozioni attive: cashback di 100€ al raggiungimento di 50.000€ di transato in 12 mesi, installazione ZERO per contratti sottoscritti entro determinate scadenze, primi mesi con canone azzerato per nuovi clienti. Verifica sempre sul sito Nexi le promozioni attualmente attive che cambiano frequentemente.
Quale banca ha il POS più conveniente?
Determinare quale banca ha il POS più conveniente nel 2025 richiede un’analisi che tenga conto di diversi fattori: commissioni, canoni, costi di attivazione, servizi inclusi e soprattutto il volume di transazioni della tua attività.
Per piccole attività (transato <30.000€/anno): I fornitori POS non bancari sono generalmente più convenienti delle banche tradizionali. Axerve (non banca, ma fornitore POS) con 1% fisso è il migliore, Nexi (gestore POS, non banca pura) con 1,89% + zero commissioni sotto 10€ con Micropagamenti, SumUp e myPOS battono le offerte bancarie standard. Tra le banche vere: Intesa Sanpaolo con SoftPos senza canone è competitiva per liberi professionisti.
Per medie attività (30.000-100.000€/anno): Axerve a Canone con zero commissioni fino a 30.000€/anno + canone 17-22€ è il leader, Nexi con piani business personalizzati, Banche tradizionali come Unicredit, BPER, Banco BPM possono offrire condizioni competitive per clienti business esistenti.
Per grandi volumi (>100.000€/anno): Le banche tradizionali diventano competitive perché permettono negoziazione: commissioni 0,6-1% negoziabili con Intesa Sanpaolo, Unicredit, BPER per clienti premium, condizioni personalizzate incluse nel pacchetto conto business.
Fattori da considerare oltre le commissioni: qualità dell’assistenza (importante per problemi tecnici o frodi), velocità di accredito (1-2 giorni vs immediato), servizi aggiuntivi (programmi fedeltà, cashback, integrazione con gestionale), reputazione e affidabilità del fornitore.
Verità scomoda: le banche tradizionali sono raramente le più convenienti per POS, specialmente per piccole-medie attività, i gestori specializzati (Nexi, Axerve, SumUp) hanno strutture di costo più leggere e tariffe più competitive.
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